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I primi colori autunnali fanno capolino nel bosco presso la casa
I primi colori autunnali fanno capolino nel bosco presso la casa "base".

Lasciamo l'auto presso le Case Monvecchio, ma non sarebbe permesso, meglio partire da Passo San Boldo.
Lasciamo l'auto presso le Case Monvecchio, ma non sarebbe permesso, meglio partire da Passo San Boldo.

Prima insegna, a 100 metri scarsi da dove abbiamo lasciato l'auto.
Prima insegna, a 100 metri scarsi da dove abbiamo lasciato l'auto.

Alla fine della sterrata, sulla sinistra, inizia il sentiero per la cima.
Alla fine della sterrata, sulla sinistra, inizia il sentiero per la cima.

Subito il sentiero ci rallegra con un piccolo ponte tra due rocce.
Subito il sentiero ci rallegra con un piccolo ponte tra due rocce.

Mentre camminiamo in ombra, tra freddo ed umido, all'orizzonte osserviamo i prati assolati in località Campo, sopra a Passo San Boldo.
Mentre camminiamo in ombra, tra freddo ed umido, all'orizzonte osserviamo i prati assolati in località Campo, sopra a Passo San Boldo.

Il sentiero sale rapido e senza tregua, aiutandoci ad uscire velocemente dall'ombra della valle.
Il sentiero sale rapido e senza tregua, aiutandoci ad uscire velocemente dall'ombra della valle.

Vecchi enormi alberi ed una casera abbandonata. Da qui in poi il sole inizia a scaldarci.
Vecchi enormi alberi ed una casera abbandonata. Da qui in poi il sole inizia a scaldarci.

Eccoci infine alla cima. Piuttosto triste. Ho evitato di fotografare la grande antenna a pochi metri.
Eccoci infine alla cima. Piuttosto triste. Ho evitato di fotografare la grande antenna a pochi metri.

Dalla cima il Visentin appare ancora impolverato di bianco, dopo la recente nevicata.
Dalla cima il Visentin appare ancora impolverato di bianco, dopo la recente nevicata.

Discesa a nord, per diverse decine di minuti. Alla fine si raggiunge Casera Checconi, da dove si dirama la sterrata che riporta sulla via dell'andata.
Discesa a nord, per diverse decine di minuti. Alla fine si raggiunge Casera Checconi, da dove si dirama la sterrata che riporta sulla via dell'andata.

La sterrata che arriva da casera Checconi, vista dal bivio che s'incontra salendo alla cima.
La sterrata che arriva da casera Checconi, vista dal bivio che s'incontra salendo alla cima.

Sulla cima del Monte Cimone

Domenica 23 Ottobre 2011

In realtà l'uscita questa volta inizia il giorno prima, inizia di sabato, nel pomeriggio, inizia con due amici che si prendono un paio di giorni di relax.

Meeting point a Vittorio Veneto, in pasticceria, tanto per inziare col piede giusto.

Poi si fa un bel giro alla Coop, dove prendiamo un po di viveri come da piani già stilati in precedenza ... E un altro po di cazzatine come gola comanda.

Pronti! Saltiamo in macchina e ci portiamo verso Tovena (TV).

Poco prima del tramonto siamo su a Passo San Boldo, lasciandoci alle spalle le mitiche gallerie a gomito, la vallata di Tovena, le prime luci della sera e la civiltà.

"Località Signa". Ci siamo!

Parcheggiamo la punto ed iniziamo a scaldare la casa che stanotte ci ospita.

Nel giro di un'oretta scarsa siamo a tavola, al caldo, e con qualcosa di commestibile nel piatto.

Domani... Domani si va in cima al Monte Cimone, tanto volte visto di passaggio, ma mai raggiunto a piedi.

Partiamo da qui?

Partiamo da Passo San Boldo?

... A che ora ci alziamo?

Un minimo di pianificazione, un altro paio di bicchierini ... E buona notte... Il silenzio ci avvolge sovrano, fino all'alba!

Il risveglio, la colazione ed i preparativi avvengono tutti all'insegna della "gran calma".

Decidiamo di non partire da qui, e pertanto procediamo alla chiusura della casa.

Probabilmente siamo gli ultimi ospiti prima dell'inverno, vediamo di non lasciar qualcosa di aperto o di "acceso".

Tappa riflessiva a San Boldo, presso una delle osterie sul passo.

Ci guardiamo intorno e decidiamo che la mattinata è ancora fredda ed umida.

Scegliamo quindi di salire un po' in auto, fino a quando il senso di colpa non ci forzerà a parcheggiare.

5 o 10 minuti dopo, siamo nel punto di equilibrio tra parcheggio non troppo selvaggio e sensi di colpa non troppo forti.

Sarebbe stato molto meglio parcheggiare al passo: qui è divieto ovunque, ma oramai non si scende, chiudiamo l'auto ed iniziamo a caminare.

La strada che sale al Monte Cimone ci è già abbastanza chiara, l'avevamo percorsa anche con la neve, in una precedente passeggiata esplorativa.

L'aspetto meno chiaro è invece se mai riusciremo a compiere un giro ad anello, che ovviamente è sempre da preferirsi, per poter vedere posti nuovi.

Dopo mezzora o poco più, la sterrata termina.

Un piccolo sentiero, sulla sinistra, inizia a salire su prato e subito dopo tra gli alberi.

Ci siamo, da qui in poi si entra nel cuore della camminata.

Appena 200 metri di sentiero e subito un signore di un certa età ci saluta dal basso, mentre sistema della legna.

Ci fermiamo per 4 chiacchiere e visto che sembra piuttosto esperto ci lasciamo anche consigliare per un percorso ad anello.

Bene, lo salutiamo e procediamo con la salita.

Siamo in ombra, fa freddo ma soprattutto è molto umido.

Si suda ed il sudore si raffredda subito, siamo piuttosto scocciati, speriamo di uscire presto dal verde per poter approfittare di un po' di sole.

E finalmente il bosco dirada, il sole inizia a farsi sentire e noi siamo oramai prossimi alla vetta del Cimone.

Sulla cima, ben poca grazia ci attende, a parte il sole.

La vetta è sostanzialmente un prato con un cartello "Monte Cimone m. 1281 slm" ed a pochi passi una grande antenna.

Mi avevano raccomandato di venirci in primavera, quando la cima si trasforma in un piccolo orto botanico, un tripudio di fiori.

Pazienza.

Fortunatamente il cielo è limpido e ci possiamo consolare con un po di panorama.

Il Visentin mostra ancora tracce di una recente nevicata.

Per non mangiare sotto l'ombra della grande antenna, decidiamo di proseguire ed iniziare a cercare il sentiero che dovrebbe completare l'anello.

Lasciamo la cima procedendo oltre l'antenna, il sentiero è ben visibile.

Tentando di ricostruire le istruzioni raccolte durante la chiacchierata di poco prima, seguimo il sentiero controllando una ipotetica deviazione a sinistra.

Niente da fare.

Il sentiero procede dritto verso nord e non presenta alcuna ramificazione sulla sinistra.

Procediamo ancora, oramai convinti che non ci siamo capiti granchè durante le 4 chiacchiere fatte.

Finalmente, quando il sentiero scende già da diversi minuti, arriviamo a Casera Checconi.

Decisamente in ottimo stato, Casera Checconi oltre ad offrire un gran bel bivio che sembra poter fare al caso nostro, offre anche, a 20 metri circa dalla casera stessa, un gran bel tavolo con panche.

Eccolo, quello è il posto dove finalmente sbraneremo i nostri viveri!

A panza piena si ragiona meglio.

Ed infatti, cartina alla mano e panini nello stomaco, studiamo il bivio presso la casera e azzardiamo che forse forse ci va pure meglio di quel che si pensava.

Se la lettura della cartina corrisponde alla realtà, questo bivio ci riporta proprio sulla sterrata che abbiamo camminato in salita.

Per scoprirlo non ci resta, appunto, che camminare!

Ed infatti, dopo un buon tratto quasi in quota, alla metà del quale una sbarra impedisce il passaggio agli automezzi, ci ritroviamo proprio sulla via dell'andata, presso l'unico bivio importante visto durante il mattino.

Salendo lo si riconosce perchè un cartello annuncia proprio la suddetta sbarra: "Strada chiusa a metri 500".

Anche per oggi è fatta!

Non ci resta che riguadagnare l'auto, sperando che nel frattempo qualche vigile non se la sia portata via!

Buoni giri!

 

Il Paletto: Un viaggio intorno al mondo che comincia, e si perpetua, come viaggio intorno a sé stessi.

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